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E’ la protagonista della giornata, nel caso di certe professioni, tutti l’abbiamo in tasca costantemente eppure non si riesce ancora ad integrare completamente la tecnologia nel mondo del lavoro. Non in tutti gli ambiti, perlomeno. Un’affermazione paradossale? No, se si considerano realtà piuttosto scoraggianti. I servizi offerti a volte dalla pubblica amministrazione ne sono un esempio: uffici che non sono in rete o che non dispongono di software aggiornati o addirittura di computer in numero proporzionato all’organico.

A fronte di questa realtà, tuttavia, ne esiste un’altra rappresentata da quelle aziende per le quali “il lavoro non è un luogo ma qualcosa che si fa”. L’affermazione è di David J. Henshall, presidente e chief executive officer (CEO) di una nota multinazionale dell’Information Technology. La semplicità delle sue parole nasconde in realtà tutte le opportunità che lo sviluppo tecnologico, in rapida e costante diffusione, offre ai lavoratori, quale che sia il settore nel quale operano.

E’ vero: viviamo in una società liquida, come l’ha definita Zygmunt Bauman, caratterizzata dall’assenza di certezze, dall’individualismo e dalla mancanza di punti di riferimento, ma è vero anche che forse si potrebbe provare a trarre un qualche beneficio da questa fluidità. Per esempio, liberando il nostro tempo da vincoli lavorativi troppo rigidi. Naturalmente preservando il sistema lavoro, afflitto dal grave problema dei tassi, troppo alti, di disoccupazione (correlati in maniera diretta e indiretta alla rivoluzione tecnologica in corso).

Un articolo del Time di qualche mese fa poneva l’accento sull’importanza della tecnologia, nel cambiamento del lavoro. Se siamo abituati nella vita di tutti i giorni all’uso dei computer e dei software, semplici e intuitivi (per fare un acquisto, pianificare una vacanza, prenotare un esame medico), perché non possiamo fare altrettanto mentre lavoriamo?

Implementare sistemi alla portata di tutti è la strada maestra per ogni azienda che voglia crescere. Permettendo ai dipendenti di selezionare, sulla base di un ventaglio di applicazioni e servizi forniti in cloud computing (nuvola informatica), quelli che preferiscono usare. L’attività lavorativa, in questo modo, può essere svolta in sede, oppure a casa o in viaggio, se si è pendolari, e si può riprenderla esattamente nel punto in cui la si è lasciata.

Ecco giustificata l’affermazione di Henshall, per cui il lavoro smette di essere identificato con il luogo in cui si svolge. “Svincolarsi dalla necessità del controllo del personale e tendere verso lo sblocco della produttività”, dovrebbe essere l’obiettivo dei manager.

Le stesse considerazioni si possono applicare alle piccole imprese o alle start up o alle aziende ancora in embrione. Quelle che noi di LWB aiutiamo a nascere. Reperire capitali oggi è complicato, ma disponiamo di un’infinità di strumenti informatici che possono aiutarci a lavorare, senza avere “un posto di lavoro”. Lo sviluppo di un’impresa “senza impresa” è possibile. Se si parte dall’idea giusta. E avere dei buoni consulenti anche in questo senso, è fondamentale.