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Si chiamano micrortaggi e rappresentano uno dei tanti elementi che popolano la nuova frontiera del cibo. Sono micro nelle dimensioni ma grandi nelle possibilità: quelle che offrono a chi li coltiva, a chi li impiega in cucina e alla salute del pianeta. 

I micrortaggi (termine derivato dall’inglese microgreens) sono piccole foglie commestibili che nascono dalla germinazione dei semi di varie specie di ortaggi e di piante aromatiche (per esempio basilico, cavolo, cime di rapa, ravanelli). Contengono vitamine e sostanze preziose per l’organismo umano; secondo gli studi più recenti, oltre alle virtù nutritive, avrebbero eccezionali proprietà antiossidanti. 

Quattro anni fa, dai semi di queste plantule, è germogliata una startup, grazie all’impegno di Milena Mastropierro, giovane pugliese laureata in International Management e appassionata di agricoltura.

L’impresa si chiama Mi Green Food; abbiamo intervistato, per voi, la sua fondatrice.

Quasi un anno fa, ti sei aggiudicata il premio di Ready to START Wake UP (evento organizzato da LWB Project in collaborazione con diversi partner), per la categoria Social Care. Cosa ha rappresentato questo riconoscimento per il tuo lavoro e in che modo l’impresa è cresciuta, da allora?

Mi Green Food ha visto uno sviluppo della sua rete commerciale, soprattutto nell’ambito dell’alta ristorazione. Ci conoscono molte più persone, rispetto alla fase dell’avvio e negli ultimi mesi è aumentata la richiesta di informazioni sui nostri prodotti. I micrortaggi non sono molto conosciuti e diffondere questo tipo di cultura alimentare è una sfida nella sfida. 

Come viene accolta in Puglia, una regione con una tradizione gastronomica radicata, una proposta così innovativa?

La mia azienda si trova a Terlizzi, in provincia di Bari, e i confini della Puglia costituiscono, per il momento, l’area di distribuzione dei prodotti Mi Green Food. Abbiamo riscontrato sin da subito molto interesse per quello che facciamo, molta curiosità. C’è tanta propensione all’ascolto, segno di apertura alle novità, in un territorio che fa del cibo un segno distintivo. I prodotti che coltiviamo sono richiesti non solo dai ristoratori, ma anche dalle pizzerie gourmet, dagli agriturismi e dalle strutture di ricezione più attente alle nuove possibilità gastronomiche. 

Quando e perché hai pensato di fondare Mi Green Food?

Avevo 26 anni, una laurea in International Management e tanta passione per l’agricoltura. Dopo aver seguito un corso sui micrortaggi, ho deciso di imbarcarmi in quest’avventura. Ho sempre desiderato gestire un’azienda tutta mia, tanto più che avevo a disposizione una struttura di 90 mq da destinare alle attività di coltura. Sono passati 4 anni da allora, la struttura aziendale che ho avviato è piuttosto snella ma si avvale di diverse collaborazioni con partner e consulenti. 

Perché coltivare i micrortaggi? E perché acquistarli? Quali caratteristiche li differenziano dai prodotti tradizionalmente utilizzati in cucina?

Sono ricchi di vitamine C, E e K e come tali hanno proprietà antiossidanti, sono anche una buona fonte di nutrimento, da abbinare alle altre, ed hanno un ciclo di produzione piuttosto breve: 7-21 giorni dalla semina. Inoltre vengono messi in commercio con il substrato, il “terriccio” nel quale si sono sviluppati, questo consente al cliente di portare a casa un prodotto fresco, di tagliare le plantule (che in questo modo conservano intatte le loro proprietà) qualche minuto prima di servirle a tavola. Inoltre anche le tecniche di coltivazione sono del tutto diverse da quelle tradizionali: utilizziamo un modulo di lavoro definito Vertical Farm, ovvero coltivazioni multistrato che si sviluppano in altezza, utilizzando luci led per l’irradiazione; garantiscono la crescita delle piantine. Monitoriamo costantemente la temperatura e l’umidità, come si fa nell’agricoltura di precisione. Praticamente il futuro delle pratiche agricole, se consideriamo che i nostri terreni sono in affanno per il loro eccessivo sfruttamento. 

Come fate ad informare i consumatori sulle caratteristiche del prodotto? 

Abbiamo ideato delle confezioni che comunicano la qualità dei micrortaggi, dal punto di vista nutrizionale, ma anche indicazioni sui possibili impieghi, attraverso un QR code che consente di visualizzare le informazioni sullo smartphone. 

Quali piatti si possono preparare con i micrortaggi?

Accompagnano i secondi piatti, quindi sono un ottimo contorno e possono essere utilizzati come ingrediente complementare per le insalate. Il nostro packaging ha anche una funzione educativa: all’interno di ogni confezione c’è un sacchettino con i semi. Tutti, bambini compresi, hanno la possibilità di provare a coltivarli in casa. In questo modo si rendono conto che quello che acquistano è esattamente il frutto della coltivazione, non subisce sofisticazioni di alcun genere. 

Quali sono i prodotti più richiesti?

I preferiti sembrano essere i microgreens di piselli, che si abbinano perfettamente ai piatti a base di carne e vengono utilizzati anche per decorare le portate. Piace moltissimo anche la borragine, che ha un sapore simile a quello del cetriolo. 

Come immagini te e la tua impresa tra qualche anno?

Sto lavorando per portare i micrortaggi tra i reparti della grande distribuzione. Si tratta di alimenti già presenti nei supermercati dei paesi del Nord Europa, qui sono ancora poco conosciuti. Bisogna quindi conquistare la fiducia dei rivenditori e dei consumatori, attraverso una corretta informazione. 

Riuscite a dare anche delle garanzie di trasparenza ai potenziali consumatori e ai rivenditori?

C’è da sottolineare che i nostri prodotti sono completamente tracciabili, acquistiamo i semi delle plantule da aziende italiane certificate. Niente di quello che compriamo è trattato chimicamente. 

Che consiglio daresti a chiunque volesse tentare di percorrere la tua stessa strada, fondando una startup?

Fare rete è fondamentale, per riuscire. Da soli non si va da nessuna parte. Mi rendo conto che spesso la cultura della cooperazione non è ben accolta, risulta difficile da comprendere, ma essere uniti attraverso consorzi, cooperative – le forme possono essere tante – è l’unica via per essere competitivi sul mercato attuale.