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Se si crede fermamente in un’idea, quell’idea va cullata e nutrita. Solo così può diventare grande e in grado di “camminare da sola”, come dimostra l’esperienza di Gian Marco De Francisco, ideatore del progetto Grafite. Una scuola di grafica e fumetto che nasce a Taranto nell’ottobre del 2012, per volontà dell’Associazione culturale Studio iltratto.com e, in pochi anni, si trasforma nel più grande polo formativo in Puglia, nel suo ambito. Nella rete creativa di Grafite, anche Lecce e Bari. Abbiamo chiesto a De Francisco un primo bilancio di questi primi 7 anni di attività.

Prima di Grafite non esistevano realtà del genere a Taranto; è stato più difficile avviare il progetto o, in seguito, cercare dei partner, anche fuori dal territorio jonico, che volessero condividere la sfida?

Quando abbiamo cominciato eravamo in due, oggi le persone che lavorano con Grafite sono 150 in tutto il territorio pugliese. Se si considerano le caratteristiche di un’attività come la nostra, basata sulla passione per il disegno, l’illustrazione e i fumetti, possiamo dire che il successo della scuola sia un piccolo miracolo. Dimostra che in una città come Taranto esistono realtà alternative alla cultura industriale; spesso il territorio è portatore di esigenze delle quali non siamo consapevoli, almeno finché non proviamo a scoprirle. Personalmente non ho mai pensato che un giorno avrei messo su una scuola, nasco come architetto e vengo da esperienze maturate fuori, anche in Valle D’Aosta dove anni fa ho vinto un concorso. Avviare le attività è stato tutt’altro che semplice. Pian piano, l’idea è cresciuta, spingendosi oltre Taranto e convogliando nel proprio alveo altre realtà, come la Lupiae Comix di Lecce. Loro erano attivi già da 18 anni, all’epoca. Le spinte centrifughe erano tante, ma alla fine si è affermata l’idea della rete come casa comune. 

Nel fine settimana del 2 giugno avete partecipato al BGeek Festival, a Bari, ribattezzato (nella sua ottava edizione) Festival dell’Immaginazione. Com’è andata?

Benissimo. In quella occasione abbiamo lanciato anche il nostro nuovo corso biennale di illustrazione che sarà tenuto da tre grandi illustratrici. Per la formazione, scegliamo i docenti solo tra persone che abbiano già pubblicato, e cerchiamo sempre di valorizzare i talenti e le professionalità locali. Non mancano naturalmente incontri con disegnatori e fumettisti di ogni parte d’Italia. A Bari era nostro ospite Luca Maresca, che lavora con la Marvel. Con il corso di illustrazione cerchiamo di promuovere la ricerca e lo sviluppo della sensibilità creativa. 

Quando avete fondato Grafite, l’intento era quello di formare dei “professionisti” e avvicinare il territorio alla cultura del fumetto. Pensate di esserci riusciti?

Anni fa la città era piuttosto estranea a questo genere di cultura o meglio quest’ultima non vedeva spazi d’espressione. Oggi le cose sono molto cambiate, sono nate e si sono consolidate delle realtà che un tempo non si immaginava potessero attecchire. Penso, per esempio, al Taranto Comix e ad altre manifestazioni del genere. Quando è nata la scuola, speravamo proprio di riuscire a far cultura oltre che a formare ad una professione, come facciamo. 

Quanti iscritti avete attualmente?

Abbiamo diversi corsi, suddivisi per aree: fumetto e illustrazione digitale, grafica modellazione e stampa 3D e grafica. Abbiamo dei percorsi formativi anche per i bambini dai 7 ai 13 anni; nascono con lo scopo di avvicinarli alla cultura del fumetto. Al termine dei corsi rilasciamo diplomi e importanti certificazioni riconosciute in tutto il panorama professionale nazionale. Solo per il corso triennale di fumetto e illustrazione abbiamo 135 iscritti. 

All’inizio vi siete autofinanziati, poi avete usufruito di fondi pubblici?

Abbiamo fatto dei grandi sacrifici, e non abbiamo mai attinto a finanziamenti pubblici. Neanche ora. Viviamo di mercato. Abbiamo anche delle importanti partnership, ma fondamentalmente reinvestiamo il frutto del nostro lavoro.

Rispetto ai bambini, avete incontrato delle difficoltà, nell’insegnare loro un’attività manuale come il disegno, nell’era digitale? Certo i ragazzi e gli adulti seguono da voi dei corsi anche utilizzando i software e la tecnologia, ma i più piccoli?

Nessuna difficoltà. I bambini passano tranquillamente dal manuale al digitale e viceversa senza soluzione di continuità e con estrema naturalezza, proprio perché a differenza degli adulti non sono strutturati. L’intuito, cioè quel che il digitale richiede, li guida. E’ importante che imparino prima ad usare la matita, per poi passare agli strumenti tecnologici. Fare il contrario non avrebbe senso, sarebbe come voler guidare una moto, senza essere mai stati su una bicicletta. Qualche anno fa, proprio con LWB, abbiamo preparato, un testo illustrato per il bilancio integrato della banca di S. Marzano di S. Giuseppe, pensando proprio ai bambini. E’ stato un modo per avvicinarli ad argomenti normalmente lontani dalla loro sfera. 

Sul vostro sito si legge che un’immagine deve essere funzionale, non necessariamente bella. Come si fa a renderla tale?

Attraverso il disegno, l’illustrazione, i fumetti, si deve raccontare qualcosa. Lo si può fare anche con pochi tratti, purchè questi non siano una mera manifestazione del proprio ego. Bisogna avere qualcosa da raccontare. Cerchiamo sempre di andare oltre il semplice trasferimento della tecnica, con i nostri allievi. 

Quest’anno si celebrano i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, genio assoluto, i cui lavori sono fonte di ispirazione per chiunque. Anche per voi, immagino.

Assolutamente sì. Ad aprile abbiamo partecipato ad un evento organizzato a Martina Franca, per celebrare il genio toscano. Noi eravamo presenti con un seminario sul colore digitale.