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Bisogna avere fame di realizzare se stessi per mettere da parte tutte le certezze e guardare lontano, verso una prospettiva che si intravede appena, tremante all’orizzonte, eppure tanto desiderabile. E’ un giuramento che si fa allo specchio, in silenzio e con lo sguardo carico di parole. Un patto che ha bisogno di tanto impegno, fede sconfinata e altrettanta passione, per conservarsi saldo nel tempo.

A Marco Fanizzi non manca il coraggio, né la fede in quello che fa. Dopo il diploma, ha tentato due volte di essere ammesso ai corsi della prestigiosa Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, e alla terza ci è riuscito. Partito da Taranto due anni fa, con una valigia carica di sogni, ha ricevuto lo scorso 10 giugno a Milano, l’Hystrio alla Vocazione 2019, ambito premio che nasce nel 1989 da un’idea di Ugo Ronfani, fondatore e direttore dell’omonima rivista: un trimestrale che si occupa di teatro, il più letto in Italia.

Partiamo dal premio. Cosa rappresenta questo riconoscimento per chi fa teatro e soprattutto per un giovane come te, che sta ancora studiando?

Sono onorato di aver ricevuto questo premio; l’Hystrio è giunto alla sua 29esima edizione e sono davvero felice di essere entrato a far parte della storia di questa manifestazione, con il riconoscimento che solitamente viene assegnato ai giovani attori under 30. Per me significa davvero tantissimo.

Sei nato a Taranto e nella tua città natale avevi anche un lavoro a tempo indeterminato, come magazziniere. Cosa ti ha spinto a lasciare tutto per partire alla volta di Roma?

Non mi sentivo “a mio agio” nella vita che conducevo, non mi calzava. Faccio teatro da quando avevo 16 anni; nel 2014 e negli anni successivi, avevo tentato di superare le selezioni per entrare in Accademia, volevo studiare recitazione. Quei primi tentativi non erano andati bene, ma nonostante ciò non avevo mai smesso di credere in quella possibilità. Ho provato ad accedere ai corsi due volte e alla terza selezione, ce l’ho fatta. Ben quattro anni dopo il diploma di maturità.

Non hai avuto paura di lasciare un lavoro sicuro, la tua famiglia, le amicizie, la vita a Taranto, per un mondo che riuscivi solo ad immaginare?

Certo che ho avuto paura, ma ne ho avvertita di più pensando a quello che avrei potuto perdere non tentando la strada che sentivo mia. Ritengo che nella vita sia necessario essere onesti con se stessi, è il solo modo per non collezionare delusioni, frustrazioni e rapportarsi serenamente con gli altri. Molti mali della nostra attuale società hanno origine proprio nell’incapacità diffusa di essere franchi con se stessi, di ascoltarsi. 

Non ti sei mai pentito delle tue scelte?

Sì, è successo. Sono al mio secondo anno in Accademia, a Roma, e proprio i mesi di novembre e dicembre scorsi mi hanno messo a dura prova. Anche gli insegnanti qui cercano sempre di metterti di fronte a te stesso, perché tu possa chiederti se quello che stai facendo è davvero quello che vuoi. 

Come fai a superare questi momenti di crisi? 

Quando mi assalgono i dubbi e i timori, mi prendo del tempo per me, faccio qualcosa per il mio benessere e questo mi dà modo di ripensare a quello che ho fatto per arrivare a questo punto del percorso. Rifletto su questo e così vado avanti. 

Sei concentrato sulla recitazione teatrale; non ti piacerebbe fare anche cinema, un giorno?

Mi piacerebbe moltissimo. Il cinema e il teatro sono due mondi completamente differenti, sarebbe bello mettersi in gioco anche in un bel ruolo cinematografico. 

La Silvio D’Amico è fucina di grandi talenti: Nino Manfredi, Anna Magnani, Giancarlo Giannini, giusto per ricordare qualche nome. Anche il tuo conterraneo Michele Riondino si è formato nelle aule dell’Accademia romana. Andrea Camilleri è stato un faro per tanti ragazzi come te, avendo insegnato regia proprio tra quei banchi. Quale atmosfera si respira in questi giorni, tra studenti ed insegnanti, pensando alla battaglia che lo scrittore sta combattendo in ospedale?

Ho sentito un tuffo al cuore quando ho appreso del suo ricovero; in queste ore è tutto un serpeggiare di sensazioni e sentimenti che lo riguardano, in Accademia, soprattutto tra i suoi studenti che ora sono insegnanti, ma anche tra i giovani allievi come me, per i quali Camilleri è un maestro. Purtroppo non ho avuto il piacere di conoscerlo, non ancora. Ha 93 anni ma ha una tempra fortissima e tutti speriamo che possa riprendersi. E’ uno degli autori italiani che ho letto di più. I suoi ex allievi ci raccontano che ogni volta che compariva in aula aveva una storia nuova da raccontare, sicuramente ispiratagli dalle persone che aveva incontrato durante il giorno, dalle situazioni quotidiane che attraversava. I personaggi dei suoi libri sono carichi di umanità, nel bene e nel male, e sono in grado di stare in piedi da soli. Per un attore questo è molto importante. Sarei onorato di poter interpretare uno dei suoi personaggi. Quanto a Riondino, lo stimo molto, penso che sia un attore bravissimo e apprezzo anche il suo impegno civile. 

Chi sono i tuoi attori di riferimento?

Christoph Woltz per la sua versatilità e Vittorio Gassman, per la sua grandezza.

Citami una canzone, un film e un autore teatrale per te in qualche modo importanti

Mia mamma mi cantava “Il vento” dei Litfiba, quando avevo circa 3 anni; una canzone che parla di libertà. Adoro Quentin Tarantino e quindi il film che mi viene subito in mente è Pulp Fiction. Mi piacerebbe essere diretto da lui, un giorno. Per l’autore di teatro, non posso che pronunciare il nome dell’immenso Shakespeare. I suoi testi permettono una libertà di interpretazione che con altri non è possibile. 

Su Instagram ti definisci molto pugliese ed enormemente tarantino. In che modo lo sei?

Vivere a Roma è incredibile, stupendo. All’inizio non potevo nemmeno credere di essere riuscito a trasferirmi qui, avevo anche tanti timori perché Roma è una giungla umana incredibilmente stimolante, ma è anche una città che ti mangia, se non stai in guardia. Della Puglia e di Taranto amo soprattutto il mare; quello che provo quando ne sono lontano è un’eterna nostalgia. Sento tantissimo la mancanza di questo elemento.