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Siamo in piena rivoluzione tecnologica, in una condizione nella quale spesso non abbiamo il tempo di fermarci a pensare. Riflettere su come muovere passi sicuri nello spazio del web e sul modo di far entrare l’innovazione e gli strumenti digitali nella nostra vita, per migliorarne la qualità.

In questa dimensione diventa importante informarsi, per usare la tecnologia, senza essere usati. E determinante, per raggiungere l’obiettivo, è il ruolo dei media (anche quelli tradizionali), dei giornalisti e dei comunicatori.

Il progetto Tommi e i suoi amici che coinvolge, tra gli altri, l’Asl di Taranto e in particolare il reparto di Pediatria dell’ospedale SS. Annunziata, è un esempio di tecnologia al servizio dell’uomo, in un ambito delicato come quello sanitario. Di questo ed altro abbiamo parlato con Celia Guimaraes, giornalista Rai che si occupa da anni, anche attraverso il blog Dalla Rete (concentrato su media digitali, startup, social network), di tecnologia e innovazione.

Per la trasmissione Codice. La vita è digitale, in onda su Rai 1, ha realizzato un servizio all’interno dell’ospedale tarantino, trasmesso durante la prima puntata della nuova edizione (giovedì 1 agosto), proprio su Tommi e i suoi amici. Il progetto porta tra le corsie dell’ospedale un visore che consente, ai bambini ricoverati, l’immersione in una realtà alternativa a quella della malattia, un mondo dove il gioco li aiuta a superare un momento difficile.

Cosa hai provato in reparto, durante l’incontro con i primi bambini che hanno indossato il dispositivo?

Fare la giornalista è un privilegio, mi consente di imparare sempre nuove cose. In ospedale, a Taranto, ho avuto un’ulteriore conferma dell’importanza di raccontare alcune realtà, come l’introduzione in ambito sanitario di un dispositivo del genere. Il contatto con i bambini ricoverati è stato istruttivo; per loro vedere arrivare la TV in ospedale ha rappresentato una grande emozione e ciò in parte mi ha stupito. Qualcuno dei piccoli mi ha detto: “Essere in tv significa essere importanti”. I bambini sono straordinari, da loro c’è sempre tanto da imparare. Durante il nostro lavoro, abbiamo potuto cogliere tutta la loro meraviglia nell’indossare il visore, interagendo con una realtà che non è fisica, ma esiste. Uno di loro mi ha raccontato dettagliatamente tutto quello che aveva visto attraverso l’apparecchio.

Tommi è un esempio positivo, rappresenta un incontro speciale tra uomo e macchina. Ma non è sempre così. Il web, che quest’anno ha compiuto 30 anni, rappresenta per molti un pericolo, un mare pieno di fake, dove i dati personali finiscono nelle mani sbagliate. Come si fa a navigare con consapevolezza?

Internet, come sostiene Nicholas Negroponte, informatico statunitense, è un problema anche quando non c’è. Pensiamo erroneamente che sia uno strumento a disposizione di tutti, mentre invece esistono tante piccole grandi realtà prive di cultura digitale e di strumenti tecnologici. Ciò è vero non solo per i paesi meno sviluppati ma anche per la stessa Italia. Nella stessa regione, ci sono differenze sostanziali tra porzioni di territorio, e il problema riguarda il Sud come il Nord. Colpisce paesi adagiati sull’Appennino, come località del Piemonte o della Calabria. Questa disomogeneità fa male ad un paese che è già indietro a livello digitale, rispetto agli altri stati europei.

E’ urgente colmare questo gap ed anche “curare” problemi e disagi che nascono dall’utilizzo scorretto della tecnologia. Qual è quindi il ruolo dell’informazione rispetto all’uso degli strumenti informatici, alle trappole che inevitabilmente il web nasconde?

La responsabilità di comunicatori e giornalisti è enorme. Oggi più che mai, bisogna proporre un’informazione chiara e semplice, in ogni ambito. Pensiamo agli argomenti di carattere sanitario, delicatissimi. Rispetto alla tecnologia, alla comunicazione che la riguarda, i giornalisti devono lavorare con l’aiuto di esperti. La Cyber security è uno degli argomenti che necessitano di un’informazione attenta e puntuale, è uno strumento che può aiutarci a navigare con maggiore sicurezza. Informare le persone sui diritti di cui tutti siamo titolari, anche quando viaggiamo in rete, è fondamentale. Mi viene in mente il Regolamento europeo sulla privacy, per esempio. Conoscerlo significa avere delle possibilità in più per difendersi, per difendere i propri dati.

A che punto del percorso lungo la strada della consapevolezza siamo?

Siamo solo all’inizio, anche se sono già state realizzate tante iniziative per contrastare l’odio in rete, la diffusione delle false notizie. La consapevolezza è la cosa più importante. Senza comunicatori ben formati, nemmeno i grandi network potranno garantire una corretta informazione.

Ci sono esempi significativi di approccio consapevole alla rete, alla tecnologia, nel campo dell’informazione. Un tuo servizio su BBC Trading racconta di questo gruppo di giornalisti che lavora per comprendere cosa si nasconda dietro post e notizie virali. BBC Trading è al contempo un sito, un blog e una trasmissione radiofonica. Con il suo lavoro, indica forse una delle vie che i media tradizionali, il giornalismo in generale, dovrebbero “aprire”, per cominciare a distinguere il vero dal falso, per riacquistare l’autorevolezza e il credito di un tempo. La chiave insomma è “cercare”, non fermarsi alla prima “lettura”.

Esatto, la chiave è nella consapevolezza, come dicevo, nell’approfondimento costante e continuo e in una serie di altre attività che si possono portare avanti. Approfondire è forse il modo migliore per smascherare gli autori di notizie false. Abbiamo sempre più bisogno di persone adatte a questo scopo.

Secondo te, la tecnologia, internet in particolare ha contribuito ad unire le persone o le ha divise più di quanto non lo fossero già?

Entrambe le cose, credo. Il potere del web sta proprio nella sua capacità di connettere persone fisicamente lontanissime. Pensiamo agli emigranti di un tempo, anche gli stessi italiani: lasciare il paese significava dire addio a parenti e amici. Oggi non è più così: smartphone, computer, tablet servono anche a conservare i contatti e questa è un’opportunità straordinaria. Bisogna fare leva sugli aspetti positivi dell’innovazione tecnologica, per ridurre i margini di negatività.

Tommi offre ai bambini la possibilità di andare altrove, restando in ospedale. In altri contesti, questa sorta di ubiquità, può non essere così positiva.

Infatti, pensiamo a quanto possa essere vantaggioso per questi bambini e in casi come questo, poter vivere due realtà: quella fisica e quella virtuale. Al tempo stesso, possiamo ribaltare questa “immagine” e constatare, per fare un esempio, che quando guardiamo un video che ci mostra un tramonto in Brasile, perché magari un amico ce lo ha inviato, stiamo perdendo il tramonto o qualsiasi altra cosa possiamo avere davanti ai nostri occhi, nel luogo in cui ci troviamo.

In quel momento.