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Nel 2010, gli studi sul grafene avviati sei anni prima da Andrej Gejm e Konstantin Novoselov dell’Università di Manchester fecero guadagnare ai due fisici il Premio Nobel per la Fisica. L’Europa investe su questo super materiale dal 2013, attraverso il consorzio Graphene flagship, il quale ha il compito di sviluppare progetti “a base di grafene” e di portare il rivoluzionario materiale nella produzione industriale. I prossimi anni saranno decisivi in questo senso, e nel 2023 potremmo già vedere le prime novità.

I grandi imprenditori del continente sono naturalmente coinvolti nella realizzazione di tali progetti. Del resto, il contrario sarebbe impensabile.

Ma cosa si nasconde dietro il termine grafene? È una scoperta di grande spessore, ma sottilissima. Il gioco di parole serve a “spiegare” quanto il grafene sia sottile e, al tempo stesso, robusto, ma anche morbido. Se avete le idee confuse non è colpa vostra. Le potenzialità del grafene sono tali da aver sicuramente spiazzato chiunque sia entrato in contatto con questo strato monoatomico di atomi di carbonio. Ottenuto attraverso la manipolazione della materia, in particolare della grafite, ad un livello atomico e molecolare, è il materiale più sottile e tra i più leggeri esistenti. È denso, resistente 1000 volte più dell’acciaio, è anche un ottimo conduttore di calore e dell’elettricità, refrattario alle variazioni di ph; nonostante la sua resistenza è flessibile come la plastica. In due parole: semplicemente perfetto.

L’àmbito green è uno dei tanti che potrebbero trarre grandi benefici dall’impiego del grafene. Il Consorzio europeo che lavora allo sviluppo di progetti innovativi, in campi diversi, ma concentrandosi sulla versatilità del super materiale, rappresenta il top della ricerca in Europa, coordinando 150 gruppi in oltre 20 paesi.

È notizia dello scorso dicembre, come riportato da Wired, che il Graphene flagship abbia annunciato il lancio di 11 nuovi progetti. Si parte il prossimo aprile, con la promessa di lanciare sul mercato nuovi prodotti che contengano il materiale delle meraviglie, come qualcuno l’ha definito. Sono 92 i milioni di euro investiti, numerosi i prodotti in cantiere.

Da sistemi di filtraggio per l’acqua a dispositivi da installare sulle auto per renderle sempre più sicure, ai pannelli fotovoltaici di nuova generazione, ad apparecchiature mediche sofisticate ed estremamente performanti, proprio grazie alle caratteristiche del grafene. Il 2020 e i successivi saranno anni di grande studio per il consorzio europeo.

E chissà quali novità potrebbero arrivare proprio dalla lavorazione del grafene, per città che, come Taranto, hanno bisogno più di altre di essere “ripensate”, non solo in ambito industriale.