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Passi in avanti sulla strada dell’inclusione. Se ne fanno anche a Taranto, seppure con una lentezza a volte intollerabile. Qualcosa in ogni caso si muove: l’Asl (Azienda Sanitaria Locale) e il MArTA (Museo Archeologico Nazionale) hanno siglato di recente un accordo per la realizzazione di piani e progetti in favore dell’accessibilità e dell’inclusione culturale. 

Nella pratica, l’accordo dovrebbe aprire la strada ad attività rivolte a tutti, compresi gli anziani e le persone con disabilità fisiche o psichiche, quindi con una ridotta capacità di partecipazione allo sviluppo della comunità. Non c’è progresso senza il concorso di tutte le individualità e non c’è alcuna possibilità di crescita, per una città, senza una capillare opera di diffusione e promozione di contenuti culturali. 

Non semplicemente quelli da esperire indirettamente, attraverso i formidabili mezzi di comunicazione attualmente nella disponibilità della stragrande maggioranza delle persone, ma anche quelli di più immediata accessibilità. Le esperienze culturali “dirette” sono le più importanti. 

Come si legge sul sito dell’Asl di Taranto, “l’accoglienza in luoghi come musei, teatri e gallerie, delle persone con disabilità fisiche, psichiche e neurologiche produce significati diversi”, anche rispetto alle strategie terapeutiche tradizionalmente riconosciute. 

Quando Dostoevskij scriveva “la bellezza salverà il mondo” non svelava una verità fino a quel momento sconosciuta, ma sottolineava quel che già altri grandi pensatori, primi tra tutti i greci, avevano “intuito”. Concetti alla base dell’accordo Asl-MArTA, il quale trova anche il sostegno della Regione Puglia. 

Gli obiettivi delle azioni sono ambiziosi, come la stessa direttrice del museo, Eva Degl’Innocenti, ha tenuto a sottolineare: la promozione della cittadinanza attiva, ancor più se si tratta della fascia più anziana della popolazione e il recupero sociale e sanitario delle persone più fragili. Attraverso l’arte possono essere riabilitate le funzioni neuro-motorie e preservate le capacità cognitive. I costi dei singoli progetti sarebbero in parte già coperti dai finanziamenti a disposizione dell’Asl e del MArTA. Le attività si potranno svolgere presso il museo, come nelle strutture Asl, a beneficio dei pazienti ricoverati. 

Nel protocollo, che ha una durata triennale, sono inclusi anche progetti di ricerca (su reperti presenti nel museo), che l’ASL potrà contribuire a realizzare, grazie agli strumenti di laboratorio e alle sue diverse professionalità.

Le prime attività saranno rivolte agli utenti dei centri diurni, delle RSSA (Residenze Socio Sanitarie Assistenziali per Anziani) e delle strutture residenziali convenzionate con l’Azienda Sanitaria. In seguito, anche i rappresentanti delle associazioni e degli enti operanti nel terzo settore, le scuole e gli istituti formativi dovrebbero essere coinvolti nella progettazione.