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Taranto “green”, come Torino, Milano, Firenze e Salerno. Non una provocazione, ma una realtà; perlomeno dovrebbe esserlo, tra pochi giorni. A febbraio, infatti, in alcuni quartieri della città sarà avviata, come era stato annunciato dall’Amiu, lo scorso maggio, la raccolta porta a porta dei rifiuti, naturalmente differenziata. Le zone interessate da questa prima fase di sperimentazione sono: Lama-San Vito; Paolo VI; Tamburi-Lido Azzurro e Talsano. 

Le famiglie di questi distretti hanno già ricevuto il kit per la differenziata, con pattumiera per l’umido e sacchetti per gli altri rifiuti. Colori differenti per differenti possibilità di economia circolare. Si chiama così quel sistema, contrapposto a quello rappresentato dall’economia lineare, pensato per rigenerarsi autonomamente, garantendo la sua ecosostenibilità

2020 è un numero che fa una certa impressione; impone senza dubbio un’accelerazione dei processi che dovrebbero proiettare la società verso un’economia virtuosa. La circolarità dovrà diventare una modalità da adottare nei consumi e prima ancora “nel modo di pensare”.

Persino Anna Wintour, giornalista e storica direttrice di Vogue (la rivista considerata un faro per tutto il mondo della moda) ha dichiarato guerra al consumismo, sostenendo che è preferibile avere nell’armadio pochi capi d’abbigliamento, di qualità, piuttosto che una montagna di maglie, pantaloni e vestiti realizzati con materiali di dubbia provenienza, da personale sfruttato. Senza diritti. 

Economia circolare, se si parla d’abbigliamento, significa trasformare una maglia in qualcos’altro, quando quella maglia non sarà più indossabile. La plastica “erroneamente” divenuta materiale da demonizzare fu concepita per durare nel tempo. Quel che è da condannare è il cattivo uso che se ne fa. Agli oggetti in plastica si dovrebbe garantire un ciclo di vita piuttosto lungo, utilizzarli per lo scopo per cui sono stati progettati, quindi reimpiegarli diversamente, fino a che non si saranno “trasformati” in materiale da riciclo. Quel che invece si fa colpevolmente, ancora adesso, è gettare via prodotti integri, apparecchi di ogni genere ancora funzionanti. 

Su un altro versante, quello della mobilità, le auto elettriche dovrebbero trovare nei prossimi anni una maggiore diffusione. Il deperimento delle batterie di questi veicoli è lento; in ogni caso, dopo una decina d’anni le loro prestazioni calano e occorre sostituirle. Le batterie da rimpiazzare si cestinano? Certamente no, possono avere infatti una seconda vita. In ambito domestico o nelle torri di trasmissione delle telecomunicazioni. Le case automobilistiche stanno già stringendo degli accordi con diversi operatori elettrici, per il reimpiego delle batterie che non riescono più ad essere un propulsore per le autovetture. 

Il futuro sarà fatto di isole, energetiche, ecologiche, eccetera. All’uomo il compito di gestirle, mettendole in comunicazione e, attraverso la rete (con il 5G le informazioni viaggeranno in autostrada), far circolare le idee e i progetti per un mondo più vivibile e più civile. Necessariamente green.