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Scegliere di proseguire gli studi, dopo la maturità, è sempre una buona idea. Lo dicono le statistiche, lo suggerisce il buon senso. In un mondo sempre più competitivo, studiare e specializzarsi è quasi un obbligo. Certo lo si può fare anche decidendo di intraprendere un altro percorso, quello che conduce ad imparare un mestiere. Quel che conta, in ogni caso, è impegnarsi. Metterci l’anima. Sempre.

È uno dei messaggi lanciati durante il BeAlternatives-TEDxTaranto, tenutosi lo scorso novembre in diverse location della città e della provincia. Gli ospiti nazionali ed internazionali della manifestazione non hanno fatto altro che ripetere agli studenti presenti agli incontri e ai workshop, che l’importante è comprendere di avere un ruolo da svolgere per migliorare l’esistente; scoprire la propria passione e coltivarla. Studiare sodo per realizzare i propri progetti. 

Quanto alle università, alcune preparano forse meglio di altre all’inserimento nel mondo del lavoro. La maggior parte di quelle italiane vanta curricula di tutto rispetto, alcune sono rinomate anche all’estero. Nella classifica delle migliori al mondo c’è anche il Politecnico di Milano. Seguono La Sapienza, a Roma, il Politecnico di Torino, le Università di Padova e Pisa. Ottime anche quelle di Torino e Trento. Non da meno la Federico II di Napoli, che nella classifica nazionale, è considerata, con Bari, tra le migliori al Sud. 

In Europa gli studenti ambiscono a guadagnarsi un posto a Cambridge. Nell’immaginario collettivo e nella realtà, luogo d’eccellenza. Non scherzano, quanto a notorietà e stima abbondantemente guadagnate, le Università di Oxford e l’Eth di Zurigo. 

Ma tra i luoghi deputati a formare la classe dirigente del futuro, gli atenei americani, restano imbattuti. Il Mit (Massachussets Institute of Technology) di Boston è considerato il luogo di formazione che garantisce ai suoi studenti eccezionali possibilità di lavoro. 

I dati riportati sono il risultato di uno studio condotto da QS Quacquarelli Symonds, che ha confrontato quasi ottocento atenei in tutto il mondo. I criteri scelti per analizzare le università hanno tenuto conto soprattutto dei fattori “impiegabilità dopo la laurea” e “qualità” del lavoro trovato. 

Le classifiche vanno sempre lette con la lente giusta, non rappresentano certo il “verbo”, ma possono aiutare ad orientarsi nella scelta. In realtà l’Università che si frequenta non è affatto l’unico elemento di cui tenere conto, per fare una previsione sulle future chance di lavoro, un volta raggiunta la laurea. La verità è che la determinazione, l’impegno, le capacità e le attitudini personali contano più di qualsiasi altra cosa, ma a favorire il merito, a far sì che le potenzialità possano esprimersi al meglio, è necessario che si generi anche un concorso virtuoso di elementi; il contesto sociale ed economico, per esempio, gioca un ruolo fondamentale.

È il terreno sul quale bisogna muoversi, mettere alla prova quel che si è imparato nelle aule universitarie e fuori dall’ambiente accademico. In ogni caso, bisogna essere consapevoli che si può intervenire su ogni singolo fattore, per modificarlo. Ma occorre avere una grande fiducia nel proprio progetto. I professionisti di LWB credono nelle buone idee. E quelle possono arrivare da qualunque direzione.