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Stop alle scuole fino al 15 marzo, da Nord (dove sono nati i primi due focolai dell’infezione da Coronavirus) a Sud. Un provvedimento senza precedenti, tuttavia necessario a contenere la diffusione della malattia, così come scienziati e tecnici hanno stabilito. Il nuovo decreto del presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, mette in quarantena anche le università, lo sport e tutti i luoghi di aggregazione. E intanto cominciano rapidamente a cambiare anche le abitudini degli italiani. Distanza di sicurezza di almeno un metro e mezzo, nei rapporti sociali, niente strette di mano, né baci e abbracci.

La scorsa settimana, le scuole tarantine erano rimaste chiuse per tre giorni, per interventi di sanificazione delle aule e di tutti gli spazi comuni. Poi la ripresa delle lezioni, lunedì 2 marzo, quindi l’ordine di chiusura del Governo arrivato ieri (4 marzo, per chi legge).

Qualche istituto, qui nel capoluogo jonico, immaginava che una decisione del genere sarebbe arrivata, prima o dopo. Quanto al clima che si respira tra gli studenti, c’è chi si dichiara spaventato dall’emergenza, chi invece vive il momento quasi senza timore, approfittando della circostanza per allentare la tensione da studio, “diluire” gli spazi di tempo da dedicare ai libri scolastici, coltivando o scoprendo altre passioni. Anche i genitori sono costretti ad adattarsi alla nuova situazione.

E mentre nelle aree più colpite dal virus (Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna) studenti e docenti costretti già da diversi giorni a casa, hanno dato vita ad alcune iniziative di smart learning, attraverso piattaforme e strumenti informatici, anche nelle regioni del Sud si pensa a soluzioni di questo genere, pur di non perdere ore preziose di lavoro. Pur di riempire di contenuti queste giornate. Dieci a partire da oggi.

Un numero che fa venire in mente una delle più celebri opere della letteratura mondiale: il Decameron di Giovanni Boccaccio. Dieci novelle raccontate in dieci giornate, da dieci giovani che si rifugiano in campagna, nei pressi di Firenze, proprio per sfuggire alla peste del 1348. Senza, con ciò, voler fare alcun paragone tra questa emergenza sanitaria e quel che accadde nel lontano XIV secolo. 

A Taranto le lezioni a distanza sono, come nelle altre regioni, una possibilità. Vengono attivate su base volontaria, perché un ordine di servizio rivolto ai docenti sarebbe impensabile, così come ha sottolineato Salvatore Marzo, Dirigente scolastico del Liceo Aristosseno. Il preside confida nel fatto che questo sia uno stato di necessità destinato ad esaurirsi rapidamente, anche grazie all’arrivo di temperature più miti; il virus non è termo resistente, quindi il calore primaverile dovrebbe rivelarsi un buon alleato contro la sua ulteriore diffusione. 

Nel frattempo, rispetto al provvedimento preso ieri dal Governo, le scuole e i loro dirigenti non possono fare altro che adattarsi. Se ce ne fosse stato il tempo, sarebbe stato utile convocare un collegio, provincia per provincia, per stendere un piano organizzativo per lo studio a distanza, a ritmi per così dire regolari. Al momento, lo ribadiamo, ogni azione è lasciata all’iniziativa personale di docenti e discenti (qualche attività è già stata avviata). In ogni caso, gli insegnanti dovranno mettere da parte il registro con i voti, almeno fino al 15 marzo. 

Come già evidenziato con un precedente articolo (http://lwbproject.com/magazine/2020-02/la-digitalizzazione-contro-il-coronavirus), ll Ministro dell’Innovazione Paola Pisano invita tutti a collaborare, inviando al Governo suggerimenti per consentire agli studenti di non interrompere completamente le lezioni. Da parte sua, Lucia Azzolina, Ministro dell’Istruzione ha sollecitato i ragazzi a lavorare, anche in assenza di computer e tablet. Gli smartphone possono essere strumenti di studio, al pari di altri. E l’agenzia di stampa Ansa invita alunni e istituti scolastici di tutta l’Italia, ad inviare in redazione le foto e i video delle lezioni a distanza, specificando il nome e il luogo dove sono state scattate le fotografie o girati i video. L’indirizzo cui fare riferimento, per aderire all’iniziativa, è il seguente: scrivici@ansa.it.