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In Giappone e in Cina erano considerate una misura di igiene anche prima del Covid-19. I cittadini di altri Paesi hanno imparato a conoscerle, loro malgrado, negli ultimi tre mesi. E ci sono aziende che ne hanno ideate di speciali: quelle elettrificate ne sono un esempio. Gli scienziati raccomandano di continuare ad utilizzare le mascherine nei luoghi pubblici, specie se al chiuso, dove non è possibile mantenere la distanza fisica di almeno un metro. Dispositivi di protezione individuale, igiene delle mani e distanziamento fisico restano l’unica difesa contro il virus. Nonostante la curva dei contagi si sia lentamente appiattita, il rischio che possano svilupparsi (come è già accaduto) nuovi focolai resta.

Uno studio cinese pubblicato sull’American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine conferma che nei Paesi che hanno fatto un uso tempestivo e massiccio (quasi il 99% della popolazione) delle mascherine, l’infezione da Sars-CoV-2 si è manifestata diversamente. È stato più facile contenere i focolai, controllare e rallentare la diffusione del virus. Anche i dati italiani sul numero dei positivi, divenuto via via sempre più basso, testimonia l’importanza delle misure di prevenzione, oltre che l’efficacia del lockdown.

Le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) riguardanti quello che per molti è diventato un accessorio da personalizzare con stampe e messaggi, hanno subito nel corso dei mesi modifiche su modifiche. Dichiarazioni e smentite che hanno generato tanta confusione tra i cittadini e messo in difficoltà la politica. Oggi il quadro sembra più chiaro. Secondo le ultime raccomandazioni dell’OMS, tutti devono indossare le mascherine, ovviamente nei luoghi e nelle circostanze in cui il distanziamento risulti impossibile da attuare. Questi oggetti necessari per la prevenzione hanno un costo, per questo qualcuno ha pensato a dispositivi riutilizzabili. Un gruppo di ricercatori israeliani ha progettato una mascherina in grado di auto-sanificarsi con il calore generato da una batteria simile a quella degli smartphone, attraverso una semplice presa USB. L’ultimissima novità arriva invece dai laboratori dell’Indiana University, dove i ricercatori avrebbero messo a punto un prototipo di tessuto speciale, capace di generare una carica elettrica debole e distruggere virus e batteri. I materiali utilizzati per questo tipo di mascherina contengono poliestere, argento e zinco e sono chiamati elettroceutici, proprio perché generatori di campi elettrici. Materiali che se inumiditi, con la saliva o con il respiro, si attivano neutralizzando il virus. Al momento sono in corso degli studi per verificare l’efficacia delle mascherine elettrificate, rispetto al coronavirus; non mancano riscontri incoraggianti.

In conclusione, le difficoltà stimolano “la produzione” di idee.

Quelle che da sempre LWB sostiene; in questo momento lo spazio nel quale farle germogliare è sconfinato. Il team di esperti LWB è sempre pronto ad alimentare nuovi progetti, in qualunque ambito nascano.