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Crescono le disuguaglianze, ormai lo sappiamo tutti. Non perché giornali, siti web e trasmissioni radio-tv ne parlino, ma perché il dato è tangibile; le disparità di ogni genere si sono allargate sempre più negli ultimi trent’anni. Quel che può forse sorprendere le persone meno informate è che tali disuguaglianze non riguardino soltanto il Sud del mondo, ma la stessa Europa. Svezia, Danimarca e Finlandia hanno “staccato” gli altri Stati europei, soprattutto quelli dell’Est e il Mezzogiorno, nella corsa all’innovazione e quindi al miglioramento della qualità della vita

Negli ultimi 15 anni si sono moltiplicati gli studi sul gap tra gli Stati, all’interno dell’Europa; in particolare i rapporti che misurano la qualità della vita, oltre il Pil, sono diventati ancora più importanti di fronte all’avanzata della pandemia. 

Esiste un indice che valuta i progressi sociali (The European Social Progress Index 2020 - EU-Spi) basando le misurazioni sul benessere personale e sociale, non sul Pil dei Paesi. 

Il concetto che la ricchezza di uno Stato corrisponda al suo Pil è del resto superato, alla luce dei Goals dell’Agenda 2030 e delle evidenze che non possono più essere nascoste. 

È doloroso constatare che in base all’EU-SPI, regioni come la Campania, la Calabria e la Sicilia siano in coda alle classifiche europee per inclusione sociale, istruzione, diritti, opportunità e qualità dell’ambiente, quindi del suolo, dell’aria, dell’acqua

I primi della lista italiana sono invece la Provincia autonoma di Trento e Bolzano, l’Emilia-Romagna e il Friuli Venezia Giulia. Il Lazio, che pure ospita la capitale e numerosi siti di interesse nazionale, si trova a metà strada. Senza lode né infamia, si potrebbe dire, ma si sarebbe decisamente fin troppo clementi. 

La Gran Bretagna non fa più parte dell’Unione, come sappiamo, ha quindi adottato misurazioni proprie. Tali valutazioni hanno evidenziato come l’aumento del Pil non corrisponda all’indice di benessere sociale ed economico, in una prospettiva più ampia di quella della sola ricchezza materiale. Per conoscere nel dettaglio il dossier del Gross Domestic Wellbeing-An alternative measure of social progress, cioè la misurazione del benessere interno lordo proposta dalla Gran Bretagna si può leggere l’articolo di Viola Bancatella, in coda al quale è consultabile il Dossier britannico (Due indicatori descrivono la qualità della vita in Europa “beyond Gdp” (asvis.it)). 

LWBProject opera prevalentemente in Puglia, ma le sue attività di progettazione sociale, come anche quelle relative alla promozione delle nuove tecnologie e di un’educazione più inclusiva, le azioni volte al superamento delle disparità di genere, prevedono relazioni con associazioni e aziende che hanno sede in altre regioni. Si tratta di un lavoro molto intenso, che genera community reali e virtuali. Non mancano i rapporti internazionali, con altri attori economici e sociali.

In Puglia il lavoro che la politica e la società civile portano avanti, rispetto all’Agenda 2030, fa rilevare dei risultati che spingono a proseguire nella direzione attuale, evidentemente quella giusta. Consultando i rapporti dell’Ufficio statistico della Regione aggiornati a maggio 2020, si legge che nell’ultimo anno di rilevazione, rispetto al goal 10 dell’Agenda ONU (Ridurre le disuguaglianze all’interno e fra le Nazioni) i valori pugliesi sono migliori di quelli del Mezzogiorno, per il 71,4% degli indicatori e di quelli dell’Italia per il 28,6%. 

Le cifre sono incoraggianti anche per quel che riguarda il goal 5 (Raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze): i valori regionali sono migliori di quelli del Mezzogiorno per il 66,7% degli indicatori (6 su 9 confrontati) e di quelli dell’Italia per il 60%. Per leggere il rapporto completo basta aprire la seguente pagina GOAL Agenda ONU 2030 - Regione Puglia

LWBProject si augura che la pandemia rappresenti un momento di azione concreta, la riflessione non basta più; uno sprone per tutte quelle politiche orientate a superare una visione del mondo a velocità diverse. I goals dell’Agenda 2030 sono 17, i target 169. La strada è lunga.