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Taranto è una città in evoluzione. Il fermento culturale, l’associazionismo, la valorizzazione del patrimonio storico-paesaggistico, le iniziative dei privati sono segni del cambiamento in atto. Nuove forme di economia, alternative a quella industriale, mostrano già i loro contorni. Esiste, nello spirito dei cittadini più attivi, un modo differente di intendere e declinare le potenzialità naturali del territorio. La città, inoltre, ospita le sedi distaccate dell’Università degli Studi di Bari, Aldo Moro, e del Politecnico. Molte idee nascono proprio in ambiente universitario. A Luigi De Rosis e Francesco Potì, studenti del corso di laurea in Giurisprudenza, si deve la fondazione della rivista Dedalo. Sotto la testata, on line, si leggono le parole “La voce nel labirinto universitario”. Abbiamo parlato con i fondatori. 

Dedalo è un bel progetto, non solo editoriale. Com'è nata l'idea? In che modo partecipate attivamente alla vita cittadina?

Potì e De Rosis - L’idea è nata dall’incontro di prospettive convergenti. L’intento era quello di creare una rivista che potesse ospitare osservazioni, opinioni e punti di vista di studenti, docenti universitari ed esponenti dell’attività sociale e culturale del territorio. L’oggetto principale della nostra attività resta l’Università, nel contesto in cui è immersa; abbiamo creato una rete di voci sui principali temi affrontati nei vari corsi di studio delle Università di tutta Italia, dalla politica all’economia, dalla cultura allo spettacolo, dal diritto alla psicologia. Il filo conduttore del nostro lavoro è l’intento di abbattere i pregiudizi, come la convinzione che esistano saperi di serie A e saperi di serie B. Organizziamo anche eventi culturali relativi al nostro Dipartimento Jonico, valorizzando, in questo modo, il ruolo della nostra Università.

Perché eventi come i TED sono importanti per voi? Nel 2019 se n’è tenuto uno molto importante, organizzato qui a Taranto, anche da LWB Project.

Luigi De Rosis - Eventi come i Tedx rappresentano il processo di combustione nella macchina delle idee. Sono una concreta occasione non solo di incontro, ma soprattutto di crescita. Attorno all’idea del cambiamento si sviluppano gli “speech” dei partecipanti. Se “i giovani non sono vasi da riempire ma fiaccole da accendere”, per usare Plutarco, focalizzare il centro del dibattito sulle esperienze concrete dei relatori fornisce al pubblico quel fiammifero in grado di favorire la trasmissione della conoscenza. Il TED è anche organizzazione. Capacità orchestrale di gestire musiche differenti. In sintesi: un valore aggiunto per il territorio che lo ospita. Lo scorso anno, la Città di Taranto ha visto nelle geometrie del dott. Francesco Giuri, persona di straordinaria competenza, lo svolgersi armonico di un evento che oltretutto ha coinvolto i luoghi chiave della città, rapportandosi con la matrice studentesca. Ricordo con affetto il motto che ha accompagnato la progettazione: “dal sapere al saper fare, al far sapere.” Testimonianza che il cambiamento si può e si deve!

Com'è cambiato, negli anni, il Dipartimento intitolato al Mediterraneo e cosa rappresenta per voi l'Università? 

Francesco Potì - Negli ultimi anni il Dipartimento Jonico in Sistemi Giuridici ed Economici del Mediterraneo ha puntato a valorizzare la sua immagine nell’ambito universitario del Sud Italia. Grazie alla dedizione dei docenti, al loro impegno, siamo riusciti a raggiungere importanti traguardi. Ricordo un’attività come le Legal Clinics: seminari di approfondimento in materie giuridiche, replicati già da molti anni a livello europeo. Il più grande merito del Dipartimento è stato quello di innalzare la qualità degli insegnamenti che quotidianamente vengono erogati nei confronti degli studenti di Taranto. Pur riconoscendo il fatto di essere una piccola comunità di studenti – che nel corso di questi anni continua a diminuire drasticamente a causa delle politiche inefficienti della classe dirigente della città - una volta usciti dall’università la qualità della nostra conoscenza è riscontrabile a livello nazionale ed internazionale. Sono tanti i nostri colleghi che attualmente si trovano in posizioni di prestigio nell’ambito della ricerca giuridica, e questo dovrebbe far riflettere quella classe dirigente che si ostina a trattarci come una mera “sede secondaria” rispetto a Bari. È ora che Taranto diventi un vero ed autonomo Polo Universitario incentrato sulla ricerca nell’ambito della Green Economy e del Diritto Ambientale. 

Il momento che attraversiamo è complesso, sotto diversi aspetti. Il vostro approccio allo studio è migliorato o peggiorato? 

Francesco Potì - Il discorso deve necessariamente vertere sulla Didattica a Distanza. La tecnologia ci permette di fare cose straordinarie ed impensabili, come quella di riunire studenti da ogni parte d’Italia all’interno di un’unica aula virtuale. Personalmente durante il primo lockdown, ero già iscritto all’Università Ca’ Foscari di Venezia. La DAD mi ha permesso di frequentare importanti corsi e seminari, nonostante la distanza. Tuttavia, non sento di poter affermare che la DAD sia uno strumento in grado di sostituire la didattica tradizionale. Quest’ultima è molto di più! La didattica in aula permette di alimentare e soddisfare il desiderio di relazioni interpersonali, di incontrare i docenti, permette di utilizzare gli spazi fisici delle strutture universitarie. C’è bisogno di politiche serie e concrete affinché possa essere appianato il Digital Gap tra le regioni e affinché possano essere creati programmi strutturati di lezioni e svolgimento di esami a distanza. Tutto è stato lasciato nelle mani delle singole istituzioni che, in molti casi, non hanno saputo svolgere adeguatamente questo compito. 

Avete fondato un giornale, quindi avete sicuramente un'idea precisa di giornalismo. In quale direzione sta andando, secondo voi, la professione giornalistica? Vi chiedo di valutare non soltanto i nuovi mezzi di comunicazione (nel bene e nel male), ma anche le trappole nelle quali anche colleghi navigati (decani) cadono. 

Francesco Potì - Sicuramente il compito del giornalismo è quello di raccontare i fatti. Sta al lettore, che ha il diritto di essere informato, leggere il più possibile, il maggior numero di fonti, per informarsi al meglio delle sue possibilità. Per quanto riguarda le piattaforme digitali, esse rappresentano una grande opportunità, permettono al lettore coscienzioso di informarsi in un breve lasso di tempo su più fatti e comprendere più punti di vista, al fine di formare un proprio parere personale. Tuttavia, ogni opportunità lascia uno spiraglio aperto ad una minaccia uguale e contraria: in questo caso la crescita esponenziale delle fake news che rischia di travolgere la platea dei lettori. Al giorno d’oggi la notizia circola nell’arco temporale di qualche secondo in tutto il mondo, ed è proprio questa velocità che, se perseguita come unico scopo, penalizza la buona informazione. 

Il vostro giornale ha anche una versione cartacea, giusto? 

Luigi De Rosis - Per noi la produzione della rivista cartacea gioca un ruolo fondamentale nel servizio di qualità che vogliamo offrire alle firme della nostra piattaforma. La rivista non è ancora iscritta presso il Tribunale Civile (passo che ci vedrà protagonisti a breve), tuttavia l’impegno profuso nei nostri 4 anni di attività ci ha permesso di stampare un numero all’anno. Cosa per molti motivi non semplice, a causa dei costi gravosi. La nostra è un’attività sostanzialmente di volontariato, non finanziata attraverso alcuna erogazione pubblica o privata. Abbiamo rilevato, in verità, uno scarso interesse da parte delle persone a finanziare una attività di questo tipo; i finanziamenti pubblici, nondimeno, sono molto difficili da ottenere. Per questo ci avvaliamo di numerose collaborazioni, non solo da parte degli studenti.

La carta stampata avrà un futuro? 

Luigi De Rosis - Si, nella misura in cui riuscirà a non incidere in maniera gravosa sull’ambiente, oggi tematica di indubbia contemporaneità. Difatti, tra gli obbiettivi associativi del 2021 vi è proprio quello di investire solo su carta riciclata, riuscendo nel nostro piccolo a ridurre l’impatto ambientale prodotto dalla nostra circolazione di idee. 

Cosa vi augurate, per i prossimi mesi, come studenti e giovani cittadini? 

Potì e De Rosis - Auspichiamo un maggior interesse da parte dello Stato nei confronti della formazione dei giovani, a partire dalla scuola fino ad arrivare alla formazione post universitaria. Incrementare i finanziamenti all’istruzione, perfezionare programmi e strategie efficaci nelle politiche dell’istruzione, e non semplicemente lasciare che ogni ente provveda alle proprie infrastrutture legate alla formazione dei giovani. I nuovi fondi Europei, nell’attuale scenario post pandemico, rappresentano un valido strumento per la ripartenza del Paese. La scommessa è riuscire a immaginare il paese del futuro adesso. Tematiche da sempre viste come un tabù nella storia repubblicana, come l’alta velocità nel meridione, le energie rinnovabili, una migliore strutturazione del servizio sanitario devono finalmente trovare attenzione. Servirà rimboccarsi le maniche.