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La lotta al Coronavirus procede, e il fronte della ricerca scientifica si allarga. È in fase di avvio, in Gran Bretagna, un nuovo trial su un campione di giovani di età compresa tra i 18 e i 30 anni. Si tratta di una prima sperimentazione di questo tipo, a livello mondiale. Per la prima volta, dunque, si studieranno le reazioni al virus di persone giovani e in salute, si valuterà come il SARS-CoV-2 si trasmette in questa fascia d’età e la quantità di carica virale necessaria perché l’infezione si sviluppi. 

Come si legge sul quotidiano britannico The guardian, la sperimentazione coinvolge 90 persone. “Questo studio può imprimere un’accelerazione allo sviluppo dei vaccini – ha dichiarato un giovane volontario. Il fatto che ci sia qualcuno che, infetto, possa essere valutato costantemente, nelle manifestazioni della malattia, è molto importante”.

Un atto di coraggio quello del diciottenne Alastair Fraser-Urquhart e degli altri volontari. Nessuno di loro conosce esattamente le conseguenze che l’esposizione al virus, seppure in ambiente controllato, potrebbe avere in futuro. Eppure, hanno accettato di partecipare. Con le famiglie a supportarli, certo non senza preoccupazioni. 

Qualcuno ha commentato cinicamente che la molla che spinge a lanciarsi lungo un percorso tanto incerto sia il denaro, ovvero il rimborso che i ragazzi riceveranno. Si tratta approssimativamente di 4.500 sterline, non una cifra da poco, soprattutto per i più giovani. Fraser-Urquhart ha tenuto a sottolineare che il suo indennizzo sarà devoluto alla People’s Vaccine Alliance, un’associazione che lavora perché la distribuzione delle dosi di vaccino sia equa, in ogni parte del mondo.

Giovani vite, grandi speranze. Potremmo così riassumere l’esperienza di questi ragazzi cui auguriamo solo il meglio. Le statistiche restituiscono altre realtà; raccontano di giovanissimi drogati dal virtuale, l’unico mondo, nell’era della pandemia, in cui muoversi liberamente. Il disagio psicologico ha investito tutte le fasce d’età, ma l’universo adolescenti, che sta pagando un prezzo altissimo al virus, in termini di formazione e socialità, è molto variegato.

Non sono pochi gli esempi di ragazzi che si sono tuffati nel volontariato; altri hanno tirato fuori risorse impreviste, non soltanto per sé, ma anche per la comunità. Sono nate delle nuove startup, delle collaborazioni che hanno portato allo sviluppo di applicativi utili per tutti, nella vita pratica complicata dal Covid. Anche i social, in alcuni casi, sono stati usati con finalità nuove e per molti ragazzi si è spalancato un mondo virtuale legato ai viaggi, alla cultura e alla musica, che sicuramente farà da anticamera rispetto alla possibilità di frequentare realmente i luoghi visitati on line. Non solo disagio psicologico dunque. Ma anche tanta capacità di resistenza, creatività e desiderio di essere d’aiuto per gli altri.