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Duemilaventi e duemilaventuno sono cifre, anni che ricorderemo a lungo. I fatti che vi si sono svolti, quelli tuttora in corso, la pandemia che ha mostrato quanto davvero siamo tutti e siamo sempre stati interconnessi, anche prima dell’avvento di internet, riempiranno i libri di storia.

Ma sul finire dell’inverno appena terminato, almeno dal punto di vista astronomico, un altro evento, di portata epocale, ha quasi rubato la scena, sia pure per pochissimi minuti, al Sars-Cov-2.

Ci ha scaraventati tutti su Marte e ritorno, con tanto di suoni e vento cosmico, così definito da molti sui social il rumore che ne accompagnava le immagini. Ci stiamo ovviamente riferendo alla discesa di Perseverance su Marte, avvenuta a fine febbraio 2021. Per la prima volta nella sua storia (se si esclude il 2012, anno in cui abbiamo assistito all’ammartaggio della sonda Curiosity attraverso un video analogo, anche se in quel caso si trattò di una ricostruzione con effetto simil stop motion di una serie di immagini della discesa del rover) la NASA ha diffuso, attraverso il suo canale ufficiale di livestreaming YouTube, la registrazione del video dell’ammartaggio del rover Perseverance, con tanto di suoni.

Perché osservare solo le immagini? Perché evidentemente finora non era stato possibile o conveniente, per ragioni tecniche che non possiamo conoscere, ascoltare anche i suoni.

Oggi, invece, in questo 2021 pesantemente segnato dalla diffusione del contagio da Covid-19, dall’impennata vertiginosa delle curve di positivi, ricoveri e decessi nei grafici di medici, scienziati e statistici, in attesa di una necessaria accelerazione, in tutta Europa, della campagna vaccinale, c’è qualcosa che riesce ancora, nonostante tutto, a farci sognare. A portarci davvero altrove. Su un altro pianeta, è proprio il caso di sottolinearlo. Lo fa la NASA, con i suoi video spettacolari e con quella tecnica chiamata sonificazione. Immagini di nebulose e galassie lontane, raccolte dall’osservatorio a raggi X Chandra e dal telescopio spaziale Hubble, che l’Agenzia spaziale americana che ha portato l’uomo sulla Luna più di 50 anni fa, traduce in musica, per il nostro piacere e per la nostra curiosità. Per fortuna sempre sconfinata, anche e soprattutto in tempi di pandemia.

Per ascoltare gli oggetti spaziali, una nuova disciplina potremmo definirla, tra scienza e arte, basta andare sul canale ufficiale YouTube della NASA. C’è una bella varietà di suoni cui attingere, per immaginare il futuro, che già intravediamo, nonostante tutto, per sognare e continuare a farlo. Alla notte segue sempre il giorno. Ecco uno degli audio NASA: Sonification of a Hubble Deep Space Image - YouTube.