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Sono più piccole e più dannose delle microplastiche e sono riuscite a raggiungere persino il Polo Nord e il Polo Sud. Si tratta delle nanoplastiche, capaci di insinuarsi ovunque e trovate in Groenlandia, dove sarebbero arrivate per la prima volta nell’ultimo mezzo secolo. 

Il rapporto sull’inquinamento dovuto a queste particelle si intitola Nanoplastics Measurements in Northern and Southern polari ice. Il loro impatto sull’ambiente è ben documentato, così come alcuni effetti sulla salute dell’uomo. Ma gli studi sono ancora incompleti, il che significa che le potenzialità nocive delle micro e nanoplastiche sull’uomo e sulle altre specie sono presumibilmente superiori a quel che si immagina. L’elemento di maggior sorpresa per i ricercatori e per chi ha stilato il rapporto è rappresentato dalle fonti di dispersione delle nanoparticelle. 

Un quarto di questi inquinanti proviene infatti dagli pneumatici. Ma anche le bottiglie e i sacchetti in plastica sono responsabili, per una percentuale considerevole, della dispersione delle nanoparticelle. Sono talmente piccole e leggere che possono essere trasportate migliaia di chilometri lontano dal luogo in cui gli oggetti che le generano vengono abbandonati. Le correnti marine e i venti favorisco la loro diffusione.

È così tanta la plastica che produciamo che le ricerche fatte negli ultimi anni ne hanno trovato le tracce anche in regioni remote, in luoghi che continuiamo, erroneamente, a ritenere incontaminati. Frammenti di plastica sono stati rilevati sulla cima dell’Everest e nelle profondità degli oceani. 

Le micro e nanoparticelle possono essere inavvertitamente ingerite e inalate, causando danni alle cellule umane. Sotto accusa, come già sottolineato, sono gli pneumatici e la polvere di gomma che il loro uso lascia nell’ambiente. Anche le condutture di alcuni impianti e i contenitori per il cibo d’asporto sono evidentemente tra gli oggetti responsabili di questo inquinamento apparentemente invisibile. 

Alcune aziende stanno progettando sistemi per ridurre l’usura degli pneumatici o strumenti per raccogliere e incanalare correttamente i pezzetti di materiale inquinante che si staccano dalle gomme in movimento. Un lavoro impossibile? Intanto i grandi produttori di pneumatici si stanno ingegnando; la Pirelli ha progettato la prima ruota certificata FSC (una certificazione che garantisce l’ecocompatibilità dei prodotti derivati dalle foreste), fatta di gomma naturale e di rayon. Sicuramente una produzione più attenta alla biodiversità, ma che non risolve il problema dell’usura degli pneumatici. 

Gli studi sull’effetto delle nanoplastiche sulla salute umana si stanno moltiplicando; le risposte a problemi che si sono originati decenni fa non sono semplici, ma si dovranno trovare.