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Il PNRR è quella speranza intima e prudente che investe chiunque pronunci l’acronimo che sta per Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Una speranza che si tinge inevitabilmente di timori. Il Pnrr è forse la più grande occasione che i paesi europei hanno per provare a riequilibrare i piani, i rapporti tra chi ha troppo e chi poco, tra gli ambiti economici e sociali che negli ultimi decenni sono stati penalizzati e quelli che invece hanno beneficiato di privilegi, tra la cultura e le sacche di sottocultura. Espressioni sicuramente iperboliche. Funzionali, comunque, a restituire il valore del programma che il Governo italiano impiegherà per avere accesso ai fondi del pacchetto europeo Next Generation EU. La ripresa dopo la pandemia: qualcuno ha paragonato il momento attuale alla tensione alla rigenerazione che attraversò l’Italia e l’Europa dopo il secondo conflitto mondiale.

Tra le tante voci in cui il Pnrr si articola (sanità, parità tra i sessi, scuola, etc.) una riguarda il più ambizioso programma spaziale satellitare di osservazione della Terra a bassa quota. Chi obietta che i problemi da risolvere non siano nello spazio, non sa che quei problemi si osservano proprio dallo spazio. La tutela del clima e la protezione dell’ambiente possono essere perseguite soltanto se si conosce il modo di intervenire, e per affrontare le criticità ambientali bisogna avere la più ampia prospettiva di osservazione possibile. Guardare dall’alto per correggere quello che è ancorato a terra dalla gravità delle situazioni prima che dalla forza fisica, o per realizzare qualcosa che verso lo spazio infinito tenda continuamente.  

La nuova costellazione satellitare sarà realizzata in Italia con il supporto dell’Agenzia Spaziale Europea e dell’Agenzia Spaziale Italiana, e dovrebbe essere completata entro cinque anni. Sarà uno strumento utile anche alla Protezione Civile e di altre amministrazioni dello Stato. Gli obiettivi specifici potrebbero davvero, se realizzati, cambiare la qualità della vita di milioni (miliardi) di persone. 

Le osservazioni dallo spazio sono già fondamentali per contrastare il dissesto idrogeologico, per la tutela delle coste, per prevenire o gestire gli incendi, per monitorare le infrastrutture, la qualità dell’aria, le condizioni meteo. I dati raccolti attraverso i satelliti sono molto impiegati, come sappiamo, anche a scopo commerciale, e per lo sviluppo di servizi da parte di imprese e startup.

Febbraio è un mese importante per questo progetto e per le scuole. Gli studenti di scuola primaria e secondaria di I e II grado hanno la possibilità di partecipare a un contest voluto dal Dipartimento per la trasformazione digitale, dal Ministero dell'Istruzione e dall'Agenzia spaziale italiana. Il concorso si intitola Spazio alle idee: dai un nome alla costellazione italiana di Osservazione della Terra. In altre parole, i futuri satelliti italiani che faranno parte della costellazione europea per l’osservazione della terra non hanno ancora un nome ufficiale. Con il contest si chiede agli studenti di individuarne uno. La proposta va inviata on line entro il 28 febbraio. C’è un form da compilare (è la classe che partecipa, non il singolo studente) e spedire, con la candidatura. Tutti i dettagli sono sul sito MITD, alla pagina che segue: https://innovazione.gov.it/notizie/articoli/spazio-dai-un-nome-alla-costellazione-italiana-di-osservazione-della-terra/