Visto 859 volte

Hanno carattere prevalentemente tecnico gli elementi che escluderebbero la possibilità di ospitare, in Puglia, il deposito nazionale per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi. Dopo il no della Regione Puglia, arriva anche la decisa opposizione da parte dell’Ordine dei Geologi regionale.

Facciamo un passo indietro. Lo scorso 15 marzo, terminata la consultazione pubblica, Sogin (la società di Stato che si occupa della dismissione degli impianti nucleari e della messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi) ha comunicato al Ministero della Transizione Ecologica la proposta di Carta Nazionale delle Aree Idonee (CNAI) a ospitare il deposito. 

Una volta completati i passaggi previsti dalla legge (compresa la manifestazione del parere tecnico dell’Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione), la Carta sarà lo strumento utile per l’individuazione definitiva del sito per la raccolta delle scorie. 

Si tratta di scorie radioattive degli ultimi 50 anni, come ha sottolineato Giovanna Amedei, presidente dell’Ordine dei Geologi della Puglia, dunque di rifiuti altamente inquinanti e potenzialmente molto pericolosi. L’eventuale realizzazione dell’opera entrerebbe a gamba tesa nei progetti di valorizzazione (anche turistica) del territorio e di ecosostenibilità delle attività produttive. Oltre che in Puglia, le aree potenzialmente interessate dal progetto si trovano in Piemonte, Toscana, Lazio, Basilicata, Sicilia e in Sardegna. Naturalmente non una di queste regioni guarda con favore alla possibilità di dare spazio a 95mila metri cubi di rifiuti a bassa, media ed elevata intensità radioattiva. Eppure, un sito dovrà essere individuato. 

Gli elementi di criticità che qualificherebbero (secondo l’Ordine dei geologi) la Puglia come non idonea al progetto sono i seguenti:

  • la presenza di depositi permeabili per porosità sovrapposti a litotipi argillosi, impermeabili, che sostengono una falda superficiale a luoghi affiorante;
  • la presenza di numerosi pozzi ad uso domestico e di sorgenti;
  • l’interferenza con reticoli idrografici;
  • la morfologia perimetrale con pendenza elevata in terreni facilmente erodibili.

Il linguaggio è tecnico, ma comprensibile. Per conoscere meglio le ragioni del no, abbiamo dialogato con la presidente dell’Ordine dei Geologi pugliese, Giovanna Amedei. 

Perché il territorio pugliese sarebbe inadatto ad ospitare il deposito?

Il no nasce perché non sono state valutate diverse peculiarità geomorfologiche dei siti dell’Alta Murgia “candidati” ad ospitare l’opera. La falda delle aree individuate (cioè l’acqua sotterranea che scorre in uno strato di rocce permeabili) è superficiale, se i fusti contenenti materiale altamente inquinante subiscono perdite si possono creare contaminazioni pericolose, per la salute umana e per l’ambiente. L’acqua metterebbe in movimento tali contaminazioni, veicolando gli inquinanti in altre aree. È previsto ovviamente che i fusti con le scorie siano messi in sicurezza prima di essere depositati, seguendo procedure specifiche che escluderebbero i rischi per l’ambiente, i quali tuttavia esistono.

La presenza di pozzi e fiumi è un’altra controindicazione, fa aumentare le possibilità di contaminazione. Come?

La regione è ricca di corsi d’acqua e di pozzi utilizzati, questi ultimi, per scopi domestici e per attività di irrigazione. Sappiamo quanto sia preziosa la risorsa acqua e quanto sia importante preservarla. Come ho già sottolineato, si tratta anche di un elemento poco controllabile. Il suolo, inoltre, è particolarmente poroso, quindi tende ad assorbire; senza contare le problematiche legate al dissesto idrogeologico. Il 90% dei comuni pugliesi è a rischio idrogeologico. L’interazione delle attività di deposito delle scorie con il reticolo idrogeologico sarebbe particolarmente delicata e rischiosa. Rispetto all’opportunità del progetto, i siti pugliesi sono in connessione con importanti aree naturali protette e sono candidati ad entrare nel network dei Geoparchi dell’Unesco, percorso quest’ultimo che non merita in alcun modo di essere interrotto.

Quanto incide nella valutazione tecnica il rischio sismico?

Incide abbastanza. È un rischio reale, di grado differente a seconda della natura del territorio. In una stessa area possono esserci zone con risposte sismiche diverse. 

In altre parole, se si verifica un terremoto, gli effetti possono non essere uniformemente distribuiti, non solo tra comuni vicini, ma anche nell’ambito di una stessa località.

È proprio così. Per questo sono state avviate, nella nostra regione, le attività di microzonazione sismica. Dopo il terremoto del 2016, in Abruzzo, se ne è compresa l’urgenza. Si tratta di studi di dettaglio di I livello, per il momento; siamo quindi all’inizio. La microzonazione è un’attività scientifica molto complessa che ha l’obiettivo di studiare le condizioni geologiche, geomorfologiche e geotecniche del territorio, lavorando su piccola scala. Si cerca in questo modo di prevedere la risposta del territorio, porzione per porzione, alle scosse sismiche. 

La regione può opporsi alla realizzazione del deposito di scorie radioattive, ma non ha diritto di veto. Potrebbe essere “costretta” ad ospitare comunque il sito, subendo una decisione dall’alto?

Non ha diritto di veto, è vero. Ma si può lavorare per evidenziare ancora meglio le criticità, i motivi per cui il sito di stoccaggio non dovrebbe essere realizzato in questa regione, come crediamo. 

L’Unione Europea considera il gas e l’energia nucleare fonti sostenibili. In questo momento, con la crisi delle materie prime, del gas, determinata anche dalla guerra in Ucraina, il nucleare può essere ancora considerato un’opzione? Non è un passo indietro?

Purtroppo, dipendiamo da fonti di energia fossile. La guerra ha reso evidente che non abbiamo fatto passi in avanti rispetto alle rinnovabili. Gli impianti fotovoltaici rappresentano un ambito più sviluppato di altri; oggi c’è la possibilità di installare pannelli di nuova generazione, più alti dei primi prodotti commercializzati, tali da consentire la coltivazione nell’area sottostante. Siamo una nazione che ha bisogno di fonti di energia, ma non possiamo più dipendere esclusivamente da quelle classiche. Personalmente, al nucleare preferisco le rinnovabili. A volte però occorre raggiungere dei compromessi.