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Il disegno di legge 2415 è stato approvato in Senato; una rivoluzione che investe il mondo dell’istruzione superiore. D’ora in poi sarà possibile iscriversi a due corsi di laurea contemporaneamente. Cade dunque la scelta obbligata tra due opzioni e si apre la strada della multi-specializzazione. La nuova legge, che arriva in ritardo rispetto alle normative analoghe che regolano l’accesso universitario in altri paesi europei, prevede l’abolizione di un regio decreto del 1933. 

L’implicazione forse più importante del provvedimento, almeno per ora, riguarda il contributo che offre al superamento di quella cultura che vede nette separazioni tra ambiti di competenze, un modo di pensare dicotomico del tutto sorpassato dall’evoluzione sociale e tecnologica. 

In un contesto globale dove le contaminazioni fertilizzano il terreno della creatività (così è sempre stato, del resto), non si può più pensare di contrapporre le materie umanistiche a quelle scientifiche o STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics). Al maturando, così come a chiunque abbia voglia di intraprendere un percorso universitario, la legge riconosce oggi una maggiore libertà nel tracciare quel percorso. L’opportunità di selezionare, mettendole alla prova dello studio, le attitudini personali.

Una laurea in Storia può ben abbinarsi a un corso di studi in Scienze Ambientali, giusto per fare un esempio. Studiare la letteratura o la semiologia non significherà necessariamente rinunciare alla passione per la tecnologia. Un laureando in Scienze della Comunicazione potrà esserlo contemporaneamente anche in Statistica, e via con altri esempi. 

Leggendo gli elenchi dei corsi universitari attualmente disponibili, ci si può dedicare, per esercizio di immaginazione, alla costruzione di famiglie allargate di competenze. Se ne possono ricavare affascinanti percorsi intrecciati, innesti di specializzazioni solo apparentemente improbabili. In realtà, le premesse per la nascita di nuovi lavori. Al di là delle possibilità immediate e future offerte dalla normativa, bisogna comunque sottolineare che chi farà la doppia scelta dovrà esprimere una sconfinata dedizione, per poter seguire contemporaneamente due corsi di studi, con i risultati desiderati. Tanto lavoro e molti sacrifici. 

La legge prevede anche che si possano frequentare nello stesso tempo un corso di laurea e un dottorato o un master e ciò vale anche per l’alta formazione musicale o artistica. Restano escluse dal provvedimento le specialità dell’area medica; frequentarne due contemporaneamente non è previsto.

Sul tavolo del legislatore restano tuttavia tante questioni da risolvere, come quella del numero chiuso per alcune facoltà e dei costi della doppia iscrizione. Solo il tempo potrà fornire risposte sulle conseguenze pratiche della legge, sui suoi risultati. Quelli attesi sono buoni, ovviamente. 

In ogni caso, restano molti nodi da sciogliere nel sistema universitario italiano: il monitoraggio sulla qualità dei corsi di laurea, la trasparenza nelle carriere universitarie, le reali possibilità di lavoro per le nuove generazioni; il merito, che in Italia sembra essere più uno stigma che un punto di valore. Una prospettiva più ampia dovrebbe comprendere inoltre una riflessione sulla scuola italiana in generale, sui suoi numerosi ritardi e sulle mancanze, molte delle quali sono emerse proprio negli ultimi due anni, durante la pandemia. Prima di arrivare all’università, la scuola offre agli studenti gli strumenti per maturare autoconsapevolezza, senso critico e capacità di integrazione?