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Avanzi o smart material? Di questo ed altro si è discusso ad Oslo, lo scorso luglio, in occasione di un workshop europeo intitolato Future Technology for Prosperity - Horizon Scanning. Una riflessione circostanziata sul futuro dell’industria europea; nello specifico quei settori industriali che meriterebbero un’attenzione diversa. 

In quale direzione stiamo viaggiando? Quale futuro per lo sviluppo e l’occupazione? Sono alcune delle domande cui si è cercato di dare una risposta, nel corso del meeting norvegese. Tutte le relazioni si sono concentrate in particolar modo, su due elementi: le tecnologie abilitanti fondamentali e i materiali intelligenti. Capaci di invertire la rotta, colmando i gap tecnologici tra un luogo e l’altro della terra, riducendo o cancellando le disuguaglianze sociali. In altre parole, garantendo ai cittadini europei, a chiunque nel mondo, una migliore qualità della vita. 

Tra gli smart material o materie intelligenti: i nanomateriali, la manifattura additiva e le plastiche rinnovabili. Parole che al primo ascolto, possono risultare oscure. In realtà si tratta di nuove tecnologie applicate a tutti gli ambiti del vivere. Soluzioni cui sono principalmente le startup a lavorare: piccole grandi realtà che potrebbero, individuando connessioni tra innovazione e quotidianità, fiorire restando nel paese in cui nascono. Prosperare senza il sostegno di capitali americani o stranieri, “semplicemente” osando. 

Anche in Italia ci sono imprenditori che hanno intuito l’enorme potenziale degli smart material: avanzi che diventano risorse, sperimentazioni e ricerche che portano a soluzioni rivoluzionarie anche nell’ambito del food. Nascono così involucri alimentari antibatterici, alternativi alle pellicole in plastica; pionieristici dispositivi biomedicali; tessuti ricavati da frutti esotici, che indossati arrecano un beneficio anche alla pelle; la realtà virtuale che fa il suo ingresso in ospedale (come nel caso di Tommi, visore da poco a disposizione dei piccoli pazienti oncologici del SS. Annunziata di Taranto. Un device sviluppato da Softcare Studios, di cui Valentino Megale, che sarà ospite al BeAlternatives, è fondatore e CEO).

Tommi è una delle tante innovazioni dovute all’applicazione della tecnologia all’ambito sanitario; pensiamo anche a soluzioni come i microaghi per il rilascio di medicinali, per citare un altro esempio. A Bari c’è un’unità molto attiva di ricercatori specializzati in biotecnologia molecolare e cellulare, ingegneria dei materiali, scienze e tecnologie per la salute, etc. Non è l’unica in Italia. Sono incubatori di startup, di idee. Ed eventi come BeAlternatives possono favorire lo sviluppo di un clima propositivo, in una città come Taranto, che più di altre si presta ad essere un interessante laboratorio, per tutti gli sviluppi futuri della tecnologia.