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L’analfabetismo digitale è un problema molto serio, in Italia; altrettanto lo è quello funzionale. Nel primo caso si tratta dell’incapacità di usare un computer, di avvicinarsi ad Internet. L’analfabeta funzionale invece non è in grado di comprendere e usare testi scritti, pur riuscendo a leggerli. 

Nell’immediato futuro mancheranno figure professionali in grado di padroneggiare strumenti sempre più sofisticati. Tali profili professionali sono già carenti e non sono poche le persone che utilizzano i social senza in realtà comprendere il reale significato di un articolo di giornale o di un video fatto circolare in rete. Il linguaggio utilizzato sulle piattaforme social è inoltre, in molti casi, piuttosto elementare; le abbreviazioni delle parole diventano necessarie per stare nel limite dei caratteri che è consentito digitare. Ciò impoverisce il lessico e anche il pensiero.

All’uso massivo dei social non corrispondono adeguate competenze professionali in ambito digitale. In Italia sono diverse le aziende che si stanno impegnando nella formazione tecnologica. E non mancano le startup che hanno fatto dell’educazione digitale, anche in modalità smart working, il loro punto di forza.

Chi sa creare una app oggi ha molte possibilità di lavoro, non soltanto nel privato, ma anche nella pubblica amministrazione

Puntare sul digitale per la ripresa economica, dopo la pandemia, oltretutto non ancora terminata, è quello che molte realtà imprenditoriali stanno già facendo, con ottimi risultati. Il rapporto di Anitec-Assinform intitolato “Il digitale in Italia 2021. Mercati, dinamiche, policy” mostra quanto siano diffuse le diverse tecnologie e quanto il loro ruolo sia stato determinante, nel corso dell’emergenza sanitaria, per la tenuta di certi settori produttivi. 

Nel complesso, il mercato digitale ha tenuto, con risultati migliori rispetto all’economia nel suo complesso. Tuttavia, il rapporto Anitec-Assinform mette in evidenza il gap tuttora esistente tra Nord e Sud. Nord-Ovest e Centro Italia restano le aree dove il mercato tecnologico e digitale è più sviluppato. In tutta l’Europa la domanda di sviluppatori è altissima, e in Italia ci sarebbero 135 mila posti di lavoro vacanti, nell’ambito ICT. 

Quindi c’è tanto da fare sul fronte della formazione, è bene ribadirlo. Nel corso degli ultimi mesi è cresciuto l’e-commerce ed è aumentato il numero dei fruitori delle piattaforme di collaborazione, per il lavoro e la didattica a distanza. I servizi cloud sono stati tra i più richiesti. Di fatto, la situazione d’emergenza ha accelerato i processi di digitalizzazione un po' ovunque.

Purtroppo, analisi specifiche rilevano anche che l’esplosione della domanda rispetto ai servizi digitali e ai dispositivi tecnologici ha determinato anche tanta confusione, un utilizzo spesso poco consapevole degli strumenti hi-tech. Alcune fasce della popolazione, le più vulnerabili dal punto di vista economico-sociale, sono state ulteriormente tagliate fuori da questo processo, per così dire selvaggio, di digitalizzazione. 

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha dunque tante responsabilità. Nel periodo 2021-2024 il tasso di crescita del mercato digitale potrebbe crescere dal fisiologico 3,8% al 7,1% medio annuo (dati Anitec-Assinform). Obiettivo che si spera possa essere raggiunto. 

Si dovrà lavorare moltissimo sulle competenze digitali, certamente, sulle innovazioni strutturali, sulla banda larga, ma non si dovrà trascurare l’importanza di uno sviluppo parallelo della cultura dell’uguaglianza e dell’inclusione. Né ci si potrà permettere di trascurare le materie umanistiche. 

La tecnologia senza l’uomo che sappia impiegarla al fine di migliorare la qualità della vita delle comunità, creare reti di persone e servizi accessibili a tutti, è perdente. Lo è almeno quanto un atleta con muscoli sviluppati e una tecnica inappuntabile, ma senza cuore.