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Sperimentazioni, servizi pubblici ipertecnologici e fonti energetiche rinnovabili per proiettare Taranto verso il futuro.

Solo parole o c’è qualche possibilità che le idee diventino realtà? Intanto, si apprende che i fondi destinati ai Giochi del Mediterraneo 2026 potrebbero essere a rischio, per via della fase politica, assai poco promettente, che il Paese attraversa. Per lo stesso motivo, cioè l’instabilità politica dentro la quale sono in tanti a sguazzare, potrebbe trattarsi di un inutile timore. Vien da scrivere: staremo a vedere. Invece bisognerà essere vigili, denunciare e far valere i diritti di una città che ha già pagato un prezzo altissimo ai disegni economici che nulla avevano a che fare con i diritti dei cittadini.

Qualche giorno fa, su tutti i giornali locali è apparsa la notizia che a Taranto si potrebbe sperimentare un mezzo di trasporto futuristico. Un aggettivo che vale per il contesto italiano, non certo per altri luoghi dove i treni a lievitazione magnetica sono già una realtà.

Poco più di un anno fa la China Railway Rolling Stock Corporation annunciava di aver costruito e inaugurato il treno più veloce al mondo. I cinesi godevano già di numerose ed efficienti linee ad alta velocità. Si legge su Wired del 21 luglio 2021: il colosso asiatico è leader nel trasporto ferroviario. Possiede 37.900 chilometri di linee ad alta velocità e ha già implementato su piccola scala infrastrutture per treni maglev, come la linea che connette l’aeroporto alla città di Shanghai.  

Mezzi del genere viaggiano a seicento chilometri orari e possono percorrere distanze molto lunghe in tempi brevissimi. Per fare un esempio, trentatré chilometri vengono coperti in sette minuti circa. Immaginiamo il vantaggio che una città come Taranto (con la sua posizione e con la sua struttura) potrebbe avere dall’implementazione di treni a lievitazione magnetica. 

Ne prevede lo studio e la sperimentazione nel trasporto ferroviario il Protocollo d’intesa firmato tra il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile, la Regione Puglia, la Rete Ferroviaria Italiana (RFI), le Ferrovie dello Stato Italiane e l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Jonio-Porto di Taranto.

Un simile progetto andrebbe ad aggiungersi ai programmi di mobilità sostenibile che il PNRR dovrebbe finanziare. Come il sito della Regione Puglia sottolinea, l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Jonio oltre a partecipare al finanziamento del progetto sarebbe la sede delle sperimentazioni, il luogo deputato per la realizzazione dei mezzi a lievitazione magnetica. 

Insomma, Taranto città di mare e di test. Anche se forse di test (di altro genere ovviamente) questa città ne ha già fatti troppi. I treni del futuro (già presente altrove) impiegano l’energia elettromagnetica per muoversi senza toccare i binari; l’unico attrito che incontrano è quindi quello dell’aria. Ecco perché riescono a percorrere tratte come la Pechino-Shanghai in due ore e mezza. 

Ma l’attrito dei binari non fa paura a Taranto che al trasporto tradizionale su rotaie ha già praticamente rinunciato. Fa sorridere il progetto futuristico che coinvolge il porto, se si pensa a quali disagi sia costretto ogni giorno chi viaggia in città con i mezzi pubblici e chi lascia il capoluogo per spostarsi verso altri centri.

Altro che treni a lievitazione. A differenza di quanto accade in Cina, qui si percorrono tratte brevissime in tempi lunghissimi. Vale la pena leggere un articolo sul tema, recentemente apparso su un quotidiano locale (https://www.tarantobuonasera.it/cronaca/308337/quella-lunga-odissea-taranto-roma/). 

Effettivamente il treno a lievitazione magnetica è un sogno, ma a Taranto anche i convogli tradizionali appartengono alla sfera dei desideri. Una città che va all’appuntamento con il futuro impiegando i mezzi attuali non può che arrivare in ritardo.    

 


Fonte:   Grazie di Michele